Libertà

Che cosa vuol dire essere liberi? Questa è una delle domande più importanti che ci siamo posti nel corso della nostra storia, e di volta in volta, mettere in discussione il concetto stesso di libertà ha permesso una crescita dei diritti e del benessere degli individui coinvolti. A mio avviso, dobbiamo fare la stessa cosa con i cani. Comprendere cosa significhi realmente, per un cane, l’essere e il sentirsi libero, potrebbe contribuire significativamente al miglioramento del benessere e alla tutela dei diritti dei nostri cani. Questo perché non esiste benessere senza libertà. E questo vale per ogni essere vivente, nessuno escluso.

Finché non tutti sono liberi, nessuno è libero

Martin Luther King

Ma cosa significa libertà per i cani? La premessa doverosa è che qualunque cosa sia, non siamo certo noi umani a concederla ai cani e agli animali in generale, ma questa rappresenta un diritto naturale di ogni essere senziente. Noi non siamo i liberatori, anzi purtroppo siamo spesso i carcerieri (e di innocenti per giunta). Un cane possiede il diritto alla libertà sin dalla nascita, noi possiamo solo diventarne custodi e fare di tutto affinché si realizzi. Parafrasando Voltaire, un cane è libero nel momento in cui desidera esserlo, e vi assicuro che i nostri amici non desiderano altro.

La libertà è, nella filosofia la ragione, nell’arte l’ispirazione, nella politica il diritto

V. Hugo

L’imperativo categorico deve essere quello di non valutare il concetto di libertà da una prospettiva antropocentrica, sebbene riconosco che possa essere uno sforzo enorme. Quasi inevitabilmente il nostro giudizio morale è influenzato dal nostro punto di vista e dai nostri sistemi di credenze, tuttavia facciamo a noi stessi la promessa di provarci in tutti i modi. Provare a vedere il mondo con gli occhi (anzi con il naso e il cuore) del cane, utilizzare l’empatia come strumento di valutazione, e chiedersi cosa significa per loro essere liberi, e di conseguenza, cosa provano quando questo diritto viene loro negato. Detto questo non dobbiamo avere troppa paura di usare il nostro punto di vista e le nostre emozioni per comprendere quelle dei cani, perché se usato correttamente, come fatto prima di noi da Darwin, Bekoff o Goodall tra gli altri, l’antropomorfismo è solo uno stratagemma linguistico e mentale per riconoscere e comprendere i pensieri e le emozioni di altri animali.

Sebbene i vari aspetti della libertà siano collegati, dovendo scegliere da dove partire credo che la prima espressione di vera libertà per un cane sia quella di essere libero dalle nostre aspettative. Questo a mio avviso dovrebbe valere per ogni relazione, anche tra membri della stessa specie, ma è a maggior ragione determinante in una relazione interspecifica. Il rischio che si può correre caricandosi di aspettative umane è quello di impostare l’intera relazione nella maniera sbagliata, o peggio ancora creare un rapporto di amore condizionato, in cui siamo felici del nostro cane solo quando il suo comportamento corrisponde alle nostre aspettative. Amare incondizionatamente non è un concetto vuoto e retorico, ma un elemento fondamentale per un rapporto sano e rispettoso. Abbandoniamo ogni aspettativa e concediamo ai cani la libertà di essere quello che sono, e godiamoci il privilegio di poter condividere parte della nostra strada con questi animali meravigliosi.

La seconda libertà fondamentale, nonché quella che in tanti anni da educatore ho più volte visto negare, è la libertà di sbagliare. In una società come la nostra, arroccata con estrema vanità sul concetto di performance e successo a tutti i costi, l’errore viene demonizzato, la libertà di sbagliare è una chimera, e tutto viene riportato ad una valutazione finale di giusto o sbagliato. Questo rappresenta un errore biologico, oserei dire evolutivo, perché sbagliare è alla base di ogni evoluzione, non è un elemento che possiamo eliminare dall’equazione sperando che non produca effetti a livello di personalità e di carattere, nonché sullo sviluppo delle capacità cognitive necessarie per comprendere il concetto stesso di giusto e sbagliato. Negare ogni possibilità di errore distorce la relazione, e oltre a tutte quelle che sono le evidenze etologiche e scientifiche, rende la relazione estremamente meno piacevole e meno corretta da un punto di vista etico. Lasciamoli sbagliare, e concediamo loro la stessa comprensione e pazienza che loro danno a noi nei molteplici errori che commettiamo e continueremo a commettere. Questo è uno dei fattori che cambia radicalmente la relazione, elevandola a un livello più profondo.

Come avrete capito da queste prime righe, quando si parla di libertà per un cane non può essere tutto ridotto alla libertà dal guinzaglio, tuttavia questa è decisamente importante, anzi direi fondamentale. Qui però è necessario subito un chiarimento : non tutti i cani possono essere lasciati liberi sempre e in tutte le condizioni, per diverse ragioni e fattori che vanno dalla loro sicurezza a quella degli altri, fino ad arrivare alle regole e le leggi in materia, ma questo non autorizza nessuno a perpetrare quello che a tutti gli effetti è un maltrattamento, ovvero far vivere al cane una vita intera al guinzaglio.

La libertà di un individuo finisce dove inizia quella di un altro

J.J. Rousseau

Sebbene io sia anche un avvocato, e dunque nutra un profondo rispetto per la legge, mi trovo a combattere in questo caso una vera e propria battaglia interiore, perché se seguissimo pedissequamente la legge in termini di libertà del cane, ci troveremmo in una situazione in cui, di fatto, i cani dovrebbero essere quasi sempre tenuti al guinzaglio, se non nelle poche aree cani o nei parchi e negli orari dove é previsto che si possano lasciare liberi. Paradossalmente ex lege, molto spesso anche nei boschi, nelle campagne o in montagna dovremmo tenerli al guinzaglio, ma tutto questo è tremendamente sbagliato e ai limiti del maltrattamento etologico. La legge ha una prospettiva totalmente antropocentrica che non prende minimamente in considerazione i bisogni e il benessere del cane. Sebbene rispetti la legge, la mia etica non scende a compromessi. Per questo motivo penso che una legge sbagliata dal punto di vista etico e morale (ed anche etologico in questo caso) non vada seguita ma anzi combattuta e cambiata. D’altronde in passato era considerato legale possedere schiavi, usare violenza contro le proprie mogli e discriminare chi apparteneva ad una razza diversa dalla nostra, ma non per questo tutte queste cose erano eticamente corrette. Quindi consapevole della pericolosità di questa affermazione (istigazione a delinquere?) vi esorto a non rispettare questa legge profondamente ingiusta e a ribellarvi ad essa.

Non sarebbe necessario specificarlo ma a scanso di equivoci meglio farlo : i cani vanno liberati solo se lo facciamo in modo sicuro per loro e per tutti i cani, le persone e gli altri animali presenti in quel momento. Fin troppo spesso sono liberi cani che non dovrebbero esserlo, e troppe volte questo causa problemi, incidenti e a volte purtroppo tragedie irrecuperabili. Questa però non deve essere una scusa, ma anzi una motivazione in più per spingerci a fare tutto quello che serve per arrivare a quel risultato. E allora liberate il più possibile i vostri cani, se ne avete già la possibilità e le competenze, altrimenti trovate qualcuno che vi aiuti a sviluppare, voi e il vostro cane, le conoscenze e l’esperienza necessaria per poterlo liberare in più occasioni possibili. Solo un cane che è libero dal giogo perenne del guinzaglio può definirsi felice.

Quando si ha un rapporto equilibrato col proprio cane e si sono sviluppate le competenze e la giusta esperienza per entrambi, sarà come avere un guinzaglio invisibile che ci collega al nostro cane, ma del quale lui non sente la pressione, l’oppressione e le limitazioni perché al contrario del vero guinzaglio, questo è basato sul rapporto di fiducia reciproca che abbiamo creato e sviluppato. Non ho mai conosciuto, in tanti anni di lavoro e di vita con loro, neanche un singolo cane felice tra quelli che non venivano mai liberati da quell’orrendo strumento che è il guinzaglio se usato in questo modo perenne e brutale. Al contrario sono sicuro che conoscete molto bene quell’espressione felice ed euforica ogni volta che facciamo fare click a quel maledetto gancio e loro hanno la possibilità di correre liberi, o anche solo di camminare allo stesso passo di prima ma scegliendo dove andare e come farlo, o addirittura di sdraiarsi e non fare nulla, ma da liberi. Per non parlare dell’enorme differenza nelle dinamiche sociali intraspecifiche, fin troppo spesso influenzate dal guinzaglio.

La maggior parte delle volte, aldilà delle necessarie conoscenze e competenze di base per poter liberare il proprio cane, quello che manca e che impedisce di farlo è la fiducia : “vorrei liberare il cane ma ho paura che scappi”, “ vorrei liberare il cane ma non so cosa potrebbe fare e non mi fido” etc. Iniziate da qui, fidatevi di loro e ve ne saranno per sempre grati. L’intero rapporto verrà visto da entrambi da una prospettiva totalmente nuova. Per quanto riguarda il modo per farlo praticamente, non è il luogo adatto perché mi dilungherei troppo e non credo che la delicatezza e l’importanza della questione possa permettere una trattazione individuale dell’argomento a distanza, ma se pensate di non avere le capacità per farlo, non rischiate assolutamente e fatevi aiutare da un educatore  o da un istruttore cinofilo (le migliori scuole come ad es. Thinkdog formano gli istruttori con percorsi interamente dedicati alla socialità e libertà). E se state già facendo un percorso e la libertà non è al centro di tutto, o quantomeno prevista in prospettiva, fatemi un favore, scappate via il più velocemente possibile.

Posso dirvi che da quando lavoro con i cani non ho mai conosciuto un cane o una persona che non potesse arrivare a questo grande traguardo, magari a livelli e frequenza diversi a secondo dei casi e delle circostanze, e serve solo un po’ di lavoro e tanta fiducia reciproca, ma i risultati sono straordinari e cambiano completamente tutto. Non ci sono scuse: se amate il vostro cane (e sono certo sia così altrimenti non stareste leggendo questo articolo), dovete fare di tutto per liberarlo il più possibile. Come diceva Piero Calamandrei, uno dei miei maestri come avvocato, la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

Un’altra forma di libertà molto spesso ignorata o addirittura negata è la libertà di seguire le proprie motivazioni di specie, di razza, e individuali. La motivazione è ciò che orienta l’animale nelle sue scelte comportamentali, nelle azioni che compie e nei desideri che prova.

La motivazione è ciò che ci muove, che ci rende felici, che ci permette di sentirci realizzati. In qualche modo è anche ciò che ci distingue, che rende unici.

Per motivazione di specie si intendono tutti quei comportamenti, bisogni e desideri che una determinata specie possiede, frutto di secoli di evoluzione genetica, filogenetica, epigenetica e al contempo dell’ontogenesi.

La motivazione di razza è la stessa cosa ma riguardo alla specifica razza alla quale il cane appartiene, che sia di razza pura o un incrocio di più razze. Sembra scontato che un Pastore Tedesco abbia motivazioni diverse rispetto ad un Beagle, ma purtroppo fin troppo spesso questo aspetto viene ignorato.

Infine abbiamo le motivazioni individuali, perché a prescindere dalla razza ogni cane è un individuo a se, con desideri e bisogni propri che possono coincidere con quelli degli altri membri della sua razza ma possono anche non farlo, perché prima di essere un Rottweiler, un Setter Irlandese o un Golden Retriever quello che avete davanti è prima di tutto un soggetto con le sue individualità, i suoi desideri, i suoi bisogni e le sue preferenze. Ogni cane è un universo, unico e perfetto.

Il nostro compito è quello di individuare quali sono le motivazioni del nostro cane, cosa lo muove nel prendere certe decisioni o nel compiere determinate azioni, e poi fare di tutto per assecondarle e rispettarle. Solo così potremo garantirne il completo benessere e la felicità, nonché permettergli di sviluppare il suo talento e tutte le sue potenzialità. Danno emozioni in grado di riempire l’anima, a noi il privilegio di essere insieme a loro e poterli osservare all’opera.

Certamente l’ontogenesi di un cane, il contesto in cui nasce e cresce, e la vita che conduce, influenzano il suo carattere e di conseguenza le sue motivazioni, e per questo sarebbe oltremodo sbagliato trattare tutti i cani della stessa razza nello stesso modo, ma è allo stesso tempo un errore non considerare per nulla quelle che sono le sue motivazioni di razza, escludendo ovviamente quelle che quel soggetto nello specifico non possiede.

Le motivazioni individuali le dovrete riconoscere voi nel vostro cane, osservando quello che lo motiva, ciò che lo rende più felice, e il nostro compito è quello di non frustrare queste motivazioni e di cercare di realizzarle il più possibile. Solo così avremo un cane felice, appagato e realizzato. Libero di essere quello che desidera essere, di fare quello che sente il bisogno di fare. Libero di realizzare il proprio io.

Chiamiamo libero colui che esiste per se stesso e non per un altro

Aristotele

Un’altra forma di libertà fondamentale per il cane è la libertà di socializzare con i propri simili. Sebbene in forme, modalità e durata differenti, tutti i cani, a prescindere dalla razza e dal carattere hanno bisogno e desiderano relazionarsi con gli altri cani, questo perché sono animali sociali e dunque è una parte imprescindibile del loro essere. Per un cane, socializzare con i suoi simili è un elemento fondamentale per lo sviluppo completo della sua personalità e della sua mente, è il modo in cui conoscono il mondo e anche se stessi. Come dice Angelo Vaira possiamo dire che la cognizione del cane non avviene solo all’interno della sua testa, ma si estende lungo le reti sociali. La mente di ogni cane prende in prestito pezzi di esperienza, conoscenze, interpretazioni e capacità, dalla mente degli altri cani. Poi rielabora tutto questo e lo integra in sé”. Senza esperienze sociali ripetute e diversificate tutto questo sarebbe impossibile. Dunque impedire al cane ogni forma di socializzazione ne limita fortemente le capacità cognitive e di adattamento all’ambiente, nonché un completo e pieno sviluppo della personalità, e rappresenta quindi una forma orribile di maltrattamento etologico. Quindi è fondamentale, fin dai primi mesi di vita, fornire ai nostri cani le occasioni migliori per socializzare. Altra precisazione necessaria : come la libertà, anche la socializzazione è un tema delicato, che va trattato con rispetto e attenzione, quindi se non avete le conoscenze e le competenze adeguate fatevi aiutare per svilupparle e metterle in pratica.

Ho deciso volutamente di non parlare del diritto alla libertà dei cani che vivono rinchiusi nei canili, da quelli lager ai più virtuosi, nonché di quelli che vivono sul territorio (che chiamiamo cani randagi anche se forse dovremmo solo chiamarli cani liberi), perché è un tema che mi sta particolarmente a cuore e verrà trattato e approfondito in un articolo ad hoc. Dico solo che stiamo facendo veramente una cosa orribile e criminale a centinaia di migliaia di quelli che consideriamo i nostri migliori amici, e soprattutto in alcune zone il silenzio o peggio la complicità o la collusione delle istituzioni è un cancro veramente difficile da eradicare, e io e molti altri ci proviamo da anni (qualcuno anche da decenni), ma a volte sembra proprio di combattere contro i proverbiali mulini a vento.

L’ultima forma di libertà di cui vi voglio parlare è la libertà di essere liberi. So che suona pleonastico e ridondante, ma mi spiego subito. Non ha alcun valore se lasciamo libero il nostro cane dal guinzaglio ma gli proibiamo costantemente di fare tutto quello che desidera fare. Se ogni volta che scava lo fermiamo, se ogni volta che annusa qualcosa lo interrompiamo, se passiamo tutto il tempo a richiamarlo per le nostre manie di controllo, e ancora se interrompiamo le sue interazioni sociali ogni volta che riteniamo siano “indecorose” o “troppo violente”, stiamo di fatto impedendo alla libertà di esprimersi completamente e dunque stiamo limitando il benessere del nostro cane e la sua felicità. Marc Bekoff e Jessica Pierce parlano di “Etologia della libertà”, ovvero lo studio e l’osservazione dei comportamenti del cane in libertà. Osservate i vostri cani quando sono liberi, e scoprirete e imparerete tantissimo da loro. Allo stesso tempo attraverso la libertà offriremo loro molte più opportunità di apprendimento. Come spesso accade i nostri più grandi maestri sono proprio loro, e allora ascoltiamoli (e in questo caso osserviamoli). Diventiamo anche noi etologi della libertà!

Liberiamo i nostri cani, ma facciamolo sul serio, profondamente, completamente. Solo cosi è vera libertà.

A questo punto dovrebbe essere chiaro che garantire la libertà ai nostri cani è un percorso lungo e a trecentosessanta gradi, non sempre lineare o semplice da applicare, che implica prima di tutto conoscenza e quindi osservazione del soggetto che abbiamo davanti e dei suoi desideri e bisogni.

L’osservazione, l’amore e la relazione nel tempo ci introducono alla conoscenza, che successivamente evolve in consapevolezza, e infine diventa comprensione profonda. E la stessa va poi messa costantemente in discussione. Questa è l’unica via che conosco per una vera e completa libertà.

Lottiamo per la loro libertà, tutti insieme, ogni giorno. I nostri cani ne saranno entusiasti e orgogliosi, e facendo questo in qualche modo anche noi saremo più liberi.

Un cane libero è felice, e un cane felice è libero.

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