Le origini del cane

Una storia di coevoluzione

 

Sin da bambino sono sempre stato affascinato dai cani e dai lupi, e mi ricordo ancora quando a dieci anni mi chiesi quale fosse la relazione tra questi due meravigliosi animali, così simili eppure così diversi.

All’epoca, forse perché era il 1999, la risposta era quasi sempre questa : il cane è un lupo che l’uomo ha domesticato circa 10.000 anni fa.

Gradualmente lo avremmo plasmato secondo i nostri bisogni e desideri, in funzione dei diversi compiti assegnatigli nel corso del tempo (caccia, guardia, difesa, conduzione, compagnia etc). Dunque una domesticazione interamente orientata dall’uomo e che i lupi hanno subìto in maniera totalmente passiva.

Nonostante non avessi ancora alcuna competenza tecnica o conoscenza etologica, qualcosa di quella storia già allora non mi convinceva affatto.

Quindi, da quando tanti anni fa sono diventato un educatore cinofilo, ho letto e studiato tutto quello che ho trovato riguardo alle origini del cane, non limitandomi alle teorie più accreditate e con più consenso nella comunità scientifica e cinofila, ma ampliando la mia attenzione su ogni possibile teoria o ricostruzione, con sguardo aperto e approccio multidisciplinare. E come crescevo io, così come la mia passione per i cani e la loro storia, cresceva la consapevolezza del mondo scientifico sulle reali origini del cane.

 

Dunque quali sono le origini del cane?

Quando, come, dove e perché è avvenuta questa trasformazione?

Se siamo alla ricerca di una risposta certa e definitiva rimarremo molto delusi, perché al momento non possiamo rispondere con sicurezza assoluta a tutte queste domande. Detto questo, per rincuorarvi, rispetto a qualche anno fa possediamo un buon numero di certezze scientifiche, passate al vaglio delle diverse discipline coinvolte. Abbiamo dunque senz’altro dei capi saldi ai quali ancorare ogni ricostruzione possibile.

Quello che farò in questo articolo è mettere ordine tra le diverse teorie e ipotesi, evidenziando anche tutte le discipline che via via hanno contribuito alla comprensione di questo elaborato processo, per poi lasciare ad ognuno la sua libera interpretazione.

Vi dirò anche la mia opinione, non tanto rispetto alle teorie che ritengo più o meno fondate, ma soprattuto rispetto al punto di vista generale utilizzato per raccontare questa storia.

Anche in questo campo, per molto tempo e spesso ancora oggi, domina una prospettiva antropocentrica, che guarda a tutto il processo dal punto di vista esclusivo dell’uomo, ignorando completamente che in natura i diversi sistemi sono tra loro connessi, anzi interconnessi.

In un processo di evoluzione così complesso guardare sempre e solo dal punto di vista di uno dei due, o anche prenderli in considerazione entrambi ma separatamente, è a mio avviso un errore sostanziale, poiché essi sono non separati, ma interdipendenti.

Quindi quella che vorrei raccontarvi è la storia di un’antica amicizia. Un viaggio di due specie, l’uomo e il cane, che si sono coevolute lungo i sentieri della storia.

Credo che non si possa considerare l’evoluzione del cane senza considerare come sia stata influenzata dal rapporto con l’uomo, e allo stesso tempo, e forse con ancora più risvolti, non si può guardare all’evoluzione dell’uomo, senza considerare come il suo rapporto con i lupi e poi i cani abbia contribuito all’evoluzione stessa della specie umana.

Una vera e propria coevoluzione di specie, o come dice Donna Haraway, the story of two companion species”, la storia di due specie compagne, che hanno percorso insieme un lungo cammino influenzandosi a vicenda in maniera inscindibile. Quindi non la storia delluomo e la storia del cane, ma la nostra storia.

 

In un certo senso quella col cane è larelazione più lunga che la nostra specie abbia mai avuto, più antica della scrittura, dell’arte, dell’agricoltura, se vogliamo anche del concetto stesso di famiglia.

La relazione con questi animali non è qualcosa di altro da noi, di estraneo, ma è interna a noi.

 

Vi siete mai chiesti come mai il vostro cane vi capisce così bene?

I cani sanno tutto di noi perché la loro storia è una enciclopedia della nostra.

Le prove ulteriori, qualora fossero necessarie, che questo legame è interno, sono tutte le reazioni bio-chimiche che sono state riscontrate da numerose ricerche, soprattutto negli ultimi anni.

Perché accarezzando il nostro cane migliora l’apparato cardio-circolatorio e la salute i generale? Perché produciamo serotonina e ossitocina in presenza di un cane? Come mai un bambino che cresce con un cane sviluppa in media una maggiore intelligenza sociale?

Le motivazioni per cui alcune persone sono infastidite, impaurite o addirittura fobiche nei confronti dei cani sono di ordine culturale, non genetico (Vaira).

Poi parliamoci chiaro, se state leggendo il mio articolo al 99,9% avete un cane, quindi anche senza sapere dalla scienza quali ormoni produciamo in sua presenza, ognuno di noi sente dall’interno una spinta, una connessione guidata da forze che non vediamo ma sentiamo, qualcosa che è difficile da spiegare a parole. So che mi capite.

Il cane per me è un pò come una guida verso il mondo naturale perduto.

Potremmo dire che li abbiamo portati via con noi quando abbiamo iniziato ad allontanarci dalla natura e poi a distruggerla, come per portare con noi un pezzo della nostra ancestrale natura selvaggia.

 

Per offrire una panoramica completa ed una ricostruzione lineare l’approccio sarà multidisciplinare e olistico, e saranno coinvolte l’etologia , l’ecologia, la biologia, la zoo-antropologia, la genetica, l’epigenetica, la filogenetica, le neuro-scienze e l’archeologia. E un pò di cuore, che non guasta.

Questo approfondimento sarà pubblicato in due articoli separati. Il primo articolo, questo che state leggendo, prova a fare chiarezza e ricostruire l’evoluzione da lupo a cane, e l’inizio della sua co-evoluzione con l’uomo. Il secondo articolo si concentrerà sulla coevoluzione dell’uomo e del cane nel tempo e nei diversi luoghi, per arrivare poi a parlare dei cani ferali, di quelli di villaggio, e delle diverse razze con la loro incredibile varietà.

 

L’INIZIO DELLA STORIA

 

Per comprendere veramente questo complesso processo evolutivo, e come e quando abbia avuto inizio, dobbiamo guardare alla situazione antecedente e a quali forze ambientali e naturali erano in gioco, per poi capire quale tipo di pressione evolutiva abbia avviato il meccanismo.

La nostra storia dunque inizia circa 500.000 anni fa, siamo all’interno di un periodo denominato da alcuni non a caso era del lupo o Wolf Event”.

Il lupo è un predatore apicale, domina incontrastato senza predatori, con pochi veri competitors e con grande abbondanza di prede, per cui si espande a dismisura.

Caccia in gruppo, e così facendo riesce a catturare animali di grandi dimensioni, all’interno di territori molto estesi che vengono difesi collettivamente dal branco (Mech).

I lupi hanno una fondamentale importanza nelle reti trofiche, garantiscono la biodiversità e la stabilità degli ecosistemi.

Sullo sfondo, l’uomo inizia a comparire in questa storia, è poco più di una preda complessa, a volte al massimo un predatore competitor ma di rango più basso e con capacità fisiche e organizzative inferiori rispetto a quelle del lupo. Una specie giovane e inesperta che cerca di sopravvivere in un mondo ostile.

Poi circa 300.000 anni fa impara a gestire il fuoco e improvvisamente fa un salto evolutivo e di status. Potrebbe essere stata la prima pressione ambientale in gioco, poiché indubbiamente per la prima volta la relazione tra queste due specie era destinata a cambiare.

Secondo alcune teorie più estreme sarebbe stato proprio l’odore della carne cotta al fuoco ad attirare i primi lupi e a spingerli ad adattarsi per acquisire un vantaggio competitivo.

Per migliaia di anni lupi e umani hanno convissuto nello stesso ambiente e hanno gradualmente imparato a conoscersi. La conoscenza genera curiosità e viceversa, in un circolo virtuoso che potrebbe essere stata la seconda forza naturale in gioco. Osservarsi, conoscersi, e forse piano piano anche ammirarsi e rispettarsi.

Credo che un predatore come il lupo potesse rappresentare per l’uomo primitivo un esempio da imitare, essendo una specie decisamente più antica e definita, con tecniche di caccia, difesa del territorio e strutture familiari complesse e superiori. E probabilmente il lupo potrebbe essersi quantomeno incuriosito da questa strana specie giovane ma in rapida ascesa, soprattutto da quando ha imparato a controllare il fuoco.

Le dinamiche di caccia in gruppo, le tecniche di protezione del territorio e ancor più profondamente il concetto di branco/famiglia strutturato con la divisione dei compiti, potrebbero essere le prime cose che abbiamo imparato da loro e che ci hanno permesso di fare un enorme salto evolutivo.

Io credo fermamente che l’uomo primitivo debba aver appreso queste dinamiche da qualche altra specie, e da quale prendere spunto se non dal lupo? Va anche considerato che noi siamo una specie relativamente molto giovane, mentre il lupo vive sulla terra già dal Pleistocene, circa 500.000 anni fa.

L’imitazione è da sempre una delle nostre più grandi risorse evolutive. L’abbiamo fatto da sempre e lo facciamo tutt’ora, è così che prima di riuscire a volare abbiamo sognato di farlo, osservando gli uccelli.

In moltissime nostre scoperte o evoluzioni c’è lo zampino degli animali, pensiamo alle formazioni di volo, alle tecniche di caccia o alla mimetizzazione. Non a caso noi diciamo “camaleontico”, “pavoneggiarsi”, “forte come un leone”, “furbo come una volpe”, “con passo felino” etc etc.

Da sempre ammiriamo e imitiamo gli animali, nonostante tutta la lontananza che abbiamo messo tra noi e loro. Forse siamo più legati e interconnessi agli animali e alla natura di quello che pensiamo.

 

Sono ancora appena impercettibili le forze silenziose che porteranno all’alleanza effettiva delle due specie, eppure l’influenza del lupo potrebbe essere stata già decisiva per lo sviluppo dell’uomo come lo conosciamo. Aumentare la disponibilità di cibo attraverso tecniche di caccia innovative apprese dai lupi permette di vivere più sani, forti e a lungo, ma soprattutto consente di ottimizzare il tempo dedicato alla caccia e di conseguenza espandere il tempo dedicato alla creazione di altre cose (strumenti, idee, pensieri).

E ancora, e forse in maniera ancor più decisiva per la nostra evoluzione, vivere in gruppi più numerosi e strutturati aumenta le chance di sopravvivenza del singolo e della specie, oltre a contribuire ad una maggiore sicurezza e protezione, e dunque a dedicarsi alle altre attività appena descritte, fondamentali per l’evoluzione della mente e della specie umana.

 

Questo per me è il primo e più importante paradigma che dovremmo scardinare : la coevoluzione delle due specie non inizia e non coincide con la relazione diretta tra le stesse, perché già da molto prima possiamo osservarne le reciproche influenze, una forza attrattiva naturale, decisiva per linnesco del lungo percorso che porterà al cane e alla sua alleanza con l’uomo.

 

LE 5 TEORIE

Da qui in poi le diverse teorie sull’evoluzione del cane divergono anche notevolmente l’una con l’altra, e eliminando per il momento dal discorso le teorie alla base di tutto (come la teoria dell’evoluzione di Darwin), quelle superate dal punto di vista scientifico (es. Lorenz) e le teorie affascinanti, ma che non hanno ancora superato il vaglio di plausibilità della scienza e delle prove verificabili, arriviamo alle 5 teorie più accreditate all’interno della comunità scientifica e cinofila. Ovviamente le teorie proposte in ambito scientifico e accademico sono ben più di 5, e all’interno delle stesse ci sono anche punti di vista e pareri differenti, ma credo possa essere un modo efficace per avere chiarezza espositiva in un argomento vasto, variegato e in continuo movimento.

 

1  LA TEORIA DELLA DOMESTICAZIONE DA PARTE DELL’UOMO

Per moltissimo tempo è stata la teoria tradizionalmente accettata e riconosciuta, e ovviamente ha avuto delle evoluzioni nel corso del tempo, soprattutto riguardo la datazione temporale.

Tuttavia dal punto di vista strutturale la teoria è sempre stata più o meno la stessa, e in breve sostiene che il processo di domesticazione è stato controllato primariamente se non esclusivamente dagli essere umani, attraverso l’isolamento forzato e il processo di riproduzione selettiva di cuccioli di lupo.

In sostanza l’uomo primitivo, tra i 10.000 e i 30.000 anni fa, avrebbe catturato dei cuccioli di lupo e poi per generazioni li avrebbe cresciuti anche attraverso il maternaggio, e selezionati attraverso la riproduzione controllata fino ad ottenere il cane.

Tra le versioni più recenti di questa teoria c’è quella che, retrodatando di molto l’inizio di questo processo, fa risalire questo momento a circa 30.000 anni fa (Germonprè 2018, Shipman 2014).

Quello che mi rende scettico rispetto a questa ricostruzione è che sembra del tutto irrealistica. Proviamo a ragionare insieme: l’homo sapiens in quel momento è un nomade o semi-nomade, cacciatore-raccoglitore dell’Eurasia, territorio estremamente ostile e precario, con numerosi pericoli e una mortalità altissima. Vive in gruppi ristretti di esemplari, senza una struttura particolarmente complessa e organizzata.

Questo scenario descritto può variare leggermente a seconda della datazione temporale. In tal caso parleremmo di un uomo del Neolitico, nella fase di passaggio da semi-nomade a stanziale, dunque con caratteristiche e capacità ancora abbastanza simili.

Avrebbe rimediato con la forza dei cuccioli di lupo in modo tuttora non chiaro, poiché la maggior parte dei mammiferi sociali protegge i cuccioli e diventa estremamente aggressiva nel farlo.

Poi avrebbe cresciuto questi predatori carnivori dalle enormi esigenze alimentari con parte delle ridotte disponibilità, dato che l’uomo non aveva ancora inventato l’agricoltura e l’allevamento, né tantomeno i metodi di conservazione alimentare più efficienti.

Il tutto rischiando ferite mortali nella crescita dei cuccioli che meno si prestavano alla docilità e alla collaborazione, per non parlare della convivenza con i primi individui in età adulta (per le difficoltà di selezione di specie selvatiche si può approfondire con i “lavori” sulle volpi di Belyaev e colleghi, o quello sui lupi di Zimen, ma per riassumere : anche per l’uomo moderno è molto complicato).

Infine gli avrebbe insegnato a collaborare nella caccia in maniera strutturata per poi trovare il modo di sottrarre parte del banchetto a lupi affamati in pieno delirio ormonale provocato dalla cattura della preda.

Il tutto per generazioni e generazioni, con tantissimi esemplari, tramandando questa consapevolezza senza ancora avere nuclei stabili, con un linguaggio ancora agli albori ed estremamente rudimentale.

Non so voi, ma a me sembra una ricostruzione poco probabile. Diciamo una scelta evolutiva poco pratica, con troppi rischi e decisamente pochi benefici a breve termine.

Oltre allo scetticismo sulla fattibilità di questa innovativa opera di ingegneria genetica per l’uomo del Paleolitico o del Neolitico, l’intera prospettiva mi sembra cieca e sbilanciata, totalmente antropocentrica.

Questa teoria riduce il lupo e ancor più il cane ad entità del tutto passive, estranee persino al loro stesso percorso di evoluzione di specie, e che esistono al solo scopo di divenire schiave delle esigenze umane.

Non mi piace, non mi convince e non lo accetto.

 

2  LA TEORIA DELL’AUTO-DOMESTICAZIONE

La teoria dell’auto-domesticazione la dobbiamo principalmente a Raymond e Lorna Coppinger, che nel 2001, con il loro libro “Dogs. A new understanding of canine origin, behaviour and evolution” diedero uno scossone alla comunità scientifica e cinofila con una teoria totalmente inedita.

In breve, la teoria dellautodomesticazione vede levoluzione del cane come un processo autonomo, avvenuto in gran parte per selezione naturale, legato principalmente ai cambiamenti ambientali, e solo in una fase molto successiva influenzato dalla selezione umana.

L’ipotesi dei Coppinger sostiene che circa 12.000-15.000 anni fa, sia iniziato il processo di auto-domesticazione, mentre l’uomo da semi-nomade raccoglitore-cacciatore inizia a vivere in insediamenti stabili.

I lupi più confidenti si sarebbero avvicinati gradualmente agli accampamenti umani, per nutrirsi degli scarti alimentari aumentati sensibilmente dal vivere stanziali, oltre che più facili da reperire.

La selezione naturale avrebbe favorito i soggetti che mostravano caratteristiche utili a questo cambiamento dell’ambiente, e quindi la pressione evolutiva avrebbe selezionato il tratto della distanza di fuga ridotta dall’uomo.

Si sarebbe in quel momento avviato il processo che porterà alla creazione di una nuova nicchia ecologia, quella “vicino all’uomo”, che poi diventerà l’habitat naturale del cane.

La nicchia ecologica, secondo i Coppinger, sarebbe stata sufficiente per ridurre il flusso genetico e avrebbe dunque creato i presupposti per l’isolamento genetico, anche senza il contributo della selezione umana.

Chiaramente i Coppinger non negano l’influenza della selezione umana sull’evoluzione successiva della specie, tuttavia ritengono quel processo non solo successivo in ordine cronologico, ma anche e soprattutto dal punto di vista della sua importanza sulle origini del cane, mettendo al centro l’auto-domesticazione e la scelta dei soggetti coinvolti.

Dal punto di vista cinofilo e se vogliamo culturale, questa teoria fu una rivoluzione assoluta, un primo cambio di paradigma fondamentale, e anche solo per questo ringrazio Raymond e Lorna Coppinger per il loro grande contributo alla storia e per l’immenso coraggio. Per far capire quanto innovativo e provocatorio fosse il loro pensiero all’epoca, i coniugi chiamavano l’ipotesi di domesticazione del lupo da parte dell’uomol’ipotesi di Pinocchio”.

La rivoluzione sta proprio qui, nel vedere per la prima volta il cane e prima ancora il lupo come un individuo, entità attiva nel suo percorso evolutivo. Un soggetto che sceglie liberamente la sua storia e quale strada percorrere.

Quello per cui sono solo in parte d’accordo con questa teoria è che viene sottolineata solo una delle forze in gioco, perché secondo i Coppinger la pressione evolutiva ha instaurato un rapporto di tipo esclusivamente commensale, creando una relazione basata unicamente sullopportunismo alimentare.

Tutti questi fattori non implicano lo sviluppo di una relazione sociale, che per me è l’altra grande forza in gioco in questa incredibile storia.

Per me la co-evoluzione tra noi e i cani inizia migliaia di anni prima, le influenze reciproche e le forze in gioco sono molteplici, e la vicinanza delle due specie deve aver creato prima di tutto curiosità, conoscenza, rispetto, forse complicità, e solo molto dopo vantaggi, collaborazione e legami veri e propri.

Oltre al fatto che ridurre il tutto alla visione opportunistica non coglie l’importanza delle reciproche influenze per le rispettive evoluzioni di specie.

Mi piace pensare, in maniera romantica, che a quel punto della storia le spinte in gioco fossero decisamente più importanti del mero opportunismo alimentare che come tale poteva appartenere a molteplici specie, ma senza tutto il resto non si sarebbe mai trasformato in questa meravigliosa alleanza di cuori e destini.

Perché non ci siamo alleati con le scimmie, molto più simili a noi? Perché non abbiamo un gorilla per proteggerci? Perché i maiali non li teniamo in casa o non ci fidiamo di un ragno?

Con qualunque altro animale la relazione è stata sempre opportunistica, in senso unilaterale a vantaggio delluomo, ed è già rivoluzionario pensare come hanno fatto i Coppinger che invece per una volta lopportunista fosse il cane e lo sfruttato fosse lumano, ma continuo a pensare che sia solo una parte della storia, sebbene molto importante e probabilmente decisiva per landamento della coevoluzione.

 

3 LA TEORIA DEL CANE COME ANIMALE SELVATICO

In realtà questa teoria non ha un titolo, quindi era solo per distinguerla e permettere che poi fosse facile da ricordare.

Principalmente questa tesi è stata portata avanti da Janice KolerMatznick, la quale si è spinta ancora più avanti dei Coppinger, sostenendo in breve che ancor prima dell’auto-domesticazione il cane aveva già da tempo iniziato a evolversi, divergendo gradualmente dal lupo.

I cani dunque, deriverebbero non dal lupo, ma da questo proto-cane selvatico che aveva già iniziato ad evolversi senza l’intervento umano o relazioni commensali o sociali con esso.

L’autrice sostiene anche che i dingo australiani sarebbero gli ultimi discendenti diretti di questo cane selvatico poi estinto.

La premessa fondamentale dell’autrice si basa sulla difficoltà, o a suo dire impossibilità, di addomesticare e allevare i lupi selvatici, soprattutto con le risorse del tempo, il che la distacca drasticamente dalla teoria della domesticazione da parte dell’uomo.

Mentre rispetto alla teoria dell’auto-domesticazione si potrebbe dire che la assorbe, proponendo una lettura ulteriore.

Sulle criticità di questa teoria se considerata nel suo insieme sono intervenuti diversi autori e soprattutto la genetica, per cui per esempio adesso sappiamo con certezza che anche i dingo sono cani domestici successivamente e gradualmente ritornati selvatici.

Tuttavia credo che il punto di vista sia in qualche modo centrato. Ampliare la visione del concetto stesso di relazione tra le due specie, e considerare tutte le migliaia di anni prima del momento della domesticazione, e tutte le spinte epigenetiche e le pressioni evolutive che hanno portato gradualmente ad un complesso processo di evoluzione di specie e alla contestuale e successiva co-evoluzione.

 

4  LA TEORIA SOCIALE ATTIVA

Alcuni autori non sono d’accordo con la visione dei Coppinger, perché non considera l’importanza delle relazioni sociali nel percorso di evoluzione e coevoluzione (Portl & Jung 2018, Fogg & Pierotti 2017).

Nasce dunque la cosiddetta ipotesi “sociale attiva”, che in breve sostiene che circa 30.000 anni fa, sia iniziata una graduale relazione sociale tra le due specie che ha poi portato nel tempo ad una vera e propria alleanza.

Questa ipotesi, basata prevalentemente su studi antropologici sui Nativi americani, ritiene che nel Paleolitico superiore, lupi e umani conducevano vite molto simili, essendo entrambi cacciatori di animali di grossa taglia, e vivendo entrambi in gruppi collaborativi.

Questa similitudine tra le due specie avrebbe avviato un lungo percorso di conoscenza, collaborazione e infine alleanza, e quindi una co-evoluzione totalmente naturale.

Osservando i Nativi gli autori hanno attribuito il primo vero vantaggio reciproco della collaborazione nel miglioramento e nella ottimizzazione delle strategie di caccia per entrambe le specie.

Tuttavia questa teoria implicherebbe, se presa nel suo insieme, la relazione sociale come ragione unica della trasformazione da lupo a cane, quindi è completamente diversa da tutte le opzioni precedenti, e in maniera sostanziale.

Oltre a questo ne deriverebbe che tutti i cani che non hanno relazioni sociali con l’uomo non potrebbero essere più considerati cani domestici. Questa ricostruzione viene criticata da molti autori perché non è sostenuta da prove scientifiche e quindi non può essere confermata o validata. Resta una ricostruzione antropologica e alcuni autori sostengono che debbano esserci state per forza anche altre forze in gioco altrimenti non si spigherebbe la presenza di cani senza alcuna relazione con l’uomo (Bonanni).

Trovo personalmente questa teoria, almeno nella sostanza, elegante e affascinante.

Mi piace pensare che anche la nostra relazione millenaria sia iniziata così, la curiosità di una giovane donna e di una giovane lupa, che corrono insieme verso la storia.

 

5 LA TEORIA DELLA CO-EVOLUZIONE

Questa teoria non ha un nome specifico o un autore solo, ma è piuttosto il riassunto della posizione di diversi autori che convergono però tutti verso una direzione chiara, con l’abbandono di una visione antropocentrica a beneficio di una più ecologica, e la definizione del percorso evolutivo del cane e dell’uomo come co-evoluzione di specie.

Questa è una tesi che ha preso sempre più posto all’interno della comunità scientifica e accademica e viene poi presentata da tantissimi autori con punti di vista a volte diversi. Ho deciso di citare solo quelli che mi hanno maggiormente influenzato, e quindi riassumerò il pensiero di Barbara Gallicchio, Roberto Marchesini, Roberto Bonanni e Angelo Vaira.

La Dottoressa Barbara Gallicchio, con il suo libro, “Lupi travestiti. Le origini biologiche del cane domestico”, ha dato un grande contributo in ambito accademico e scientifico, e ha dato anche uno scossone alle mie conoscenze e credenze sulle origini del cane (se cercate un libro sulle origini del cane leggete questo, tra l’altro ho saputo dalla Dottoressa che adesso sarà ripubblicato dopo tanti anni).

Il suo pensiero dopo anni di studi e ricerche sostiene in breve che il cane domestico deriva direttamente dal lupo, e non da altri canidi, e potrebbe essere comparso sulla terra circa 135.000 anni fa.

L’autrice considera il processo di domesticazione non come un evento isolato, ma come un processo complesso, graduale e multifattoriale, avvenuto in diversi momenti e in diverse zone del mondo, probabilmente iniziato 60.000 anni fa.

Un punto centrale del pensiero della dottoressa Gallicchio è che i vantaggi in questo processo siano stati per entrambe le specie, nello specifico per i cani la maggiore disponibilità di cibo (e forse anche in parte la lontananza di altri predatori), e per gli umani sicuramente la lontananza e l’avviso della presenza di altri predatori, e poi nel tempo la caccia in collaborazione, la guardia e tutte le altre specialità del cane, compreso per entrambi, e qui c’è il pensiero rivoluzionario, la compagnia.

Quello descritto è uno scenario in cui il processo di evoluzione del cane è guidato prima da pressioni selettive involontarie, e in un secondo momento da pressioni selettive volontarie e dall’allevamento selettivo degli umani, con i conseguenti cambiamenti morfologici e comportamentali.

Il pensiero di Roberto Marchesini è in parte simile, le sue lenti di ingrandimento sono l’etologia e la zoo-antropologia, e va con ancor più decisione verso il concetto di vera e propria co-evoluzione.

In breve, Marchesini sostiene con fermezza il concetto di co-evoluzione, usando le sue parole uomo e cane sono due facce della stessa medaglia evolutiva, yin e yang filogenetico, e si sono reciprocamente influenzati nel corso di decine di migliaia di anni in maniera inscindibile.

Il cane secondo Marchesini ha influenzato l’uomo non solo rispetto alle strategie di caccia e difesa del territorio, ma rispetto ad aspetti più profondi e centrali per l’intera civiltà umana, aspetti cognitivi ed emozionali, “rivelando la nostra intrinseca animalità e caninità” e “il bisogno ancestrale di connessione”.

A lui dobbiamo il superamento in ambito accademico di alcuni preconcetti e paradigmi, come quello del cane che si avvicina e poi collabora con l’uomo e viceversa in senso esclusivamente strumentale, sottolineando il ruolo del cane come “partner performativo”, e la sua duttilità nella relazione con l’umano, unicum tra tutte le altre specie.

Esalta il cane e la nostra relazione con lui, elevandola a sodalizio profondo, bidirezionale, forza modellante della stessa civiltà umana.

In mezzo a tantissime riflessioni di impatto, come da stile dell’autore, una più di altre mi rimase impressa tanti anni fa e vorrei condividerla con voi. Nel tentativo di far comprendere quanto antica sia la nostra relazione con il cane scrive così : “se la storia della nostra specie fosse ridotta in un anno, le grandi migrazioni fuori dall’Africa sarebbero avvenute in luglio, l’alleanza con il cane a settembre, poi avremmo dovuto aspettare metà ottobre per i primi dipinti rupestri e addirittura l’inizio di dicembre per diventare agricoltori e solo l’ultimo giorno dell’anno per la rivoluzione industriale”.

Anche il lavoro di Roberto Bonanni merita a mio avviso di essere citato, perché il suo approccio multidisciplinare credo sia la chiave di volta per una comprensione più profonda dei processi evolutivi di sistemi complessi, e anche per comprendere meglio la direzione che stiamo prendendo in termini di conservazione della biodiversità.

Personalmente devo a lui la mia convinzione dell’evoluzione del cane come una co-evoluzione con l’uomo in continuo divenire, una domesticazione continua e diversificata”.

Secondo Bonanni infatti, la domesticazione del cane può essere vista come un processo continuo in cui i cani primitivi esibiscono il fenotipo domestico in misura minore rispetto ai cani selezionati in epoca recente, e a loro volta i cani di oggi esibiscono il fenotipo domestico in maniera diversificata.

Se è vero infine, che Angelo Vaira, a differenza degli autori precedenti, non si è mai dedicato nello specifico alle origini del cane nelle sue pubblicazioni, devo a lui il primo vero cambio di paradigma rispetto a tutto il punto di vista utilizzato per guardare all’evoluzione del cane e dell’uomo.

Tantissimi anni fa, nel suo incredibile libro, “Dritto al cuore del tuo cane”, per la primissima volta il giovanissimo neo-educatore, affamato di una cinofilia diversa, trovò una visione della co-evoluzione dell’uomo e del cane che sentivo veramente appartenermi, e per la prima volta pensai di non essere pazzo, o quantomeno che c’erano altri pazzi come me che pensavano all’intera questione da un punto di vista radicalmente diverso.

Secondo il pensiero di Vaira, che dal punto di vista scientifico corrisponde a quello della dottoressa Gallicchio, la relazione col cane sarebbe iniziata almeno 60.000 anni fa, quando l’homo sapiens coabitava ancora con i Neandherthal, e tra le altre cose l’alleanza col cane potrebbe avergli dato addirittura un vantaggio competitivo decisivo proprio sui Neandherthal, i quali non si sono evoluti ma si sono estinti poco dopo aver “incontrato” i Sapiens, dopo essere sopravvissuti per migliaia di anni in un ambiente ostile come l’eurasia del Paleolitico (ipotesi sostenuta anche da Testot e altri autori).

Durante tutto questo periodo le due specie si sono influenzate così tanto, a livello genetico e culturale, che anche qui l’autore parla di una coevoluzione del cane e dell’uomo, ed estendendo ancora il pensiero degli autori precedenti parla di una vera e propria alleanza di anime, un punto di vista olonomico che mira alla riconnessione con il mondo naturale attraverso il nostro rapporto con il cane, tutti gli animali e tutti gli esseri senzienti. Affascinante.

Mi sento di dire grazie a questi 4 autori, e ai tanti altri che sono andati oltre una visione miope ed egocentrica. Con coraggio, passione e studio hanno rotto i paradigmi e hanno contribuito a dare il giusto rispetto ad animali nobili e superiori come i cani e i lupi, e alla loro importanza nella storia.

 

LE DIVERSE SCIENZE E DISCIPLINE COINVOLTE

Come siamo arrivati alle 5 teorie e quali scienze e discipline sono state coinvolte via via nel tempo?

La divisione per categoria che ho utilizzato non implica necessariamente una corrispondenza temporale, poiché alcune di queste scoperte sono state fatte in momenti antecedenti, successivi o a volte anche contemporanei.

Inevitabilmente a volte queste diverse discipline lavorano insieme per comprendere i processi evolutivi, altre volte si contraddicono e creano dei dubbi, quantomeno sul punto di vista che si ritene più adeguato.

Qui di seguito le principali certezze che ognuna delle scienze coinvolte ci ha donato, nel tentativo di ricostruire e poter raccontare questa stupenda storia evolutiva.

 

COSA DICE LARCHEOLOGIA

Inizialmente la prima scienza decisiva nella ricostruzione è stata larcheologia, anche se forse sarebbe più corretto parlare di studi di morfologia e zoo-archeologia, fatti sui diversi ritrovamenti di resti di lupi e cani nei diversi momenti della storia.

Questo ha permesso di datare per la prima volta la comparsa del cane nelle sue prime evoluzioni e diversificazioni morfologiche dal lupo.

Il sito archeologico più antico è in Belgio, dove è stato ritrovato il “cranio di Goyet”, risalente a circa 36.000 anni fa, e attribuito ad un cane o proto-cane. Ci sono anche i resti di Razboinichya sui monti Altai della Siberia, datate circa 33.000 anni fa (Germonpré 2009).

Di notevole importanza, per le sue implicazioni zoo-antropologiche, sebbene di molto successivo nel tempo, il sito di Bonn-Oberkassel in Germania, risalente a circa 14.200 anni fa, dove un uomo, una donna e un cane furono sepolti insieme (Meller 2007).

Considerando che il numero di resti fossili del Neolitico è di molto superiore a quello del Paleolitico o delle ere precedenti, dal punto di vista dell’archeologia sarebbe più verosimile l’ipotesi del commensalismo dei Coppinger rispetto all’ipotesi sociale attiva.

Recenti studi contestano l’attribuzione di alcuni dei crani fossili ritrovati, e avvalendosi della tecnologia tridimensionale sono stati attribuiti a dei lupi (Drake 2017).

Anche il sito di Bonn-Oberkassel presentava uno scheletro molto incompleto e l’attribuzione ad un cane pare fosse dovuta primariamente al ritrovamento all’interno di un insediamento umano, dunque un’attribuzione di natura più antropologica che morfologica.

Quindi l’archeologia prova a dirci il quando, o quantomeno che a quel punto della storia il cane probabilmente esisteva già e aveva già una certa forma di relazione con l’uomo.

 

COSA DICE LA ZOOANTROPOLOGIA

La zooantropologia si concentra sulla relazione tra l’uomo e gli animali, e principalmente attraverso il lavoro di Roberto Marchesini di cui in parte abbiamo parlato, ha portato diversi concetti fondamentali come quello del cane come specie centrale per l’evoluzione della civiltà umana per come la conosciamo, o della sua importanza sull’evoluzione della cognizione umana stessa.

Inoltre ha contribuito a ricostruire il probabile scenario che avrebbe spinto lupi e cani alla collaborazione.

 

COSA DICE LECOLOGIA 

L’ecologia studia le interazioni tra gli organismi e il loro ambiente, ed è stata fondamentale nell’individuazione di diversi concetti cardine dell’evoluzione del cane, come ad esempio quello della “nuova nicchia ecologica”, la cosiddetta “scavenging hypothesis”, o delle interazioni predatore-preda che potrebbero aver portato alla collaborazione nella caccia e nella difesa del territorio.

Gli studi sull’ecologia alimentare dei “cani di villaggio” davano invece ragione all’ipotesi dei Coppinger considerando quindi il cambio di alimentazione come elemento fondante dell’autodomesticazione (Vanak & gompper 2009).

Molto interessanti anche gli studi sull’influenza dell’ecologia sull’organizzazione sociale dei cani (Bonanni 2017, Bonanni e Cafazzo 2014)

 

COSA DICE LETOLOGIA

L’etologia, ovvero lo studio del comportamento animale, è stata determinante per comprendere tutte le dinamiche sociali e comportamentali che hanno portato alla coevoluzione delle due specie, in particolare grazie ai lavori di Miklòsi, Vaira, Marchesini e i coniugi Coppinger.

Sempre all’etologia appartiene l’introduzione dei concetti di interazione ludica e relazione sociale come elementi rilevanti tra le diverse forze evolutive in gioco.

Trovo in particolare che questo concetto dell’interazione ludica sia clamorosamente affascinante e innovativo.

Immagino i nostri lontani antenati giocare con i lupi selvatici, spinti da una curiosità naturale e forse anche da qualcosa di speciale, un destino scritto per due specie compagne.

 

COSA DICE LA BIOLOGIA

La biologia entra a gamba tesa sulla teoria della domesticazione da parte dell’uomo partendo dal lupo selvatico.

La motivazione biologica che smentisce la teoria suddetta è che i cuccioli di lupo selvatico addomesticato o addestrato non ereditano la docilità, sono lupacchiotti selvatici non addomesticati.

Le due specie sono dunque intrinsecamente e geneticamente distinte una dall’altra.

 

COSA DICONO GENETICA, FILOGENETICA ED EPIGENETICA

 

La genetica e la filogenetica hanno dato un forte scossone alle teorie sull’evoluzione, permettendo di tracciare le relazioni di parentela tra le diverse popolazioni e di stimare i tempi di divergenza.

Quindi possiamo dire che la più grande certezza che ci ha dato l’analisi del dna è che il cane domestico (Canis familiaris) viene direttamente dal lupo (Canis lupus).

Inoltre i recenti studi sul dna mitocondriale ci dicono che il cane sarebbe comparso sulla terra 135.000 anni fa, e non 12.000 o 30.000 anni fa come sostenevano le due principali ipotesi precedenti.

Diversi autori, come abbiamo visto, sostengono di conseguenza che la relazione con l’uomo sia iniziata almeno 60.000 anni fa (Gallicchio, Vaira).

La genetica ci ha dato anche la consapevolezza che i cani si sono evoluti partendo da una popolazione effettiva fondatrice costituita da un minimo di 500 lupi (Niskanen 2013), o addirittura studi più recenti parlano di migliaia di esemplari (Wang 2015).

Altra rivoluzione portata dalla genetica sono diverse ricerche condotte nel 2015 le quali sostengono che i cosiddetti “cani di villaggio” sono una popolazione genetica distinta dai cani di razza, con varianti genetiche differenti (Pilot, Shannon, Wang).

Se vogliamo ancora più interessante la scoperta che i cani “di villaggio” e a riproduzione non controllata, possiedono un numero molto superiore di varianti genetiche rispetto ai cani di razza, in particolare i cani che vivono nella zona dell’Asia Centro-Sud-Orientale.

Questo ci dà una ipotesi concreta sulla probabile zona di provenienza originale del cane, visto che la diversità genetica diminuisce progressivamente allontanandosi da quella zona (Cina, Nepal, Mongolia e Vietnam).

Più recenti invece, e molto interessanti, gli studi di epigenetica (lo studio dei cambiamenti dei geni ereditabili che non implicano alterazioni nella sequenza del dna) che si concentrano sul ruolo dell’ambiente, dell’ontogenesi e della socializzazione precoce nell’evoluzione del cane.

 

COSA DICONO LE NEUROSCIENZE

Infine arriva il contributo delle neuroscienze che ci danno la consapevolezza che il cervello di tutti i  mammiferi sociali ha diverse caratteristiche in comune, e dunque anche tra uomo e cane ci sono similitudini e potenzialmente motivi in più per allearsi e avere affinità (Davidson, Berns).

Questo dà ulteriore spinta verso la comprensione dei complessi meccanismi evolutivi che possono aver portato il lupo a diventare un cane.

Sempre le neuroscienze e le recenti ricerche esaltano il ruolo dell’ossitocina nel legame sociale tra uomo e cane, evidenziando l’aumento della stessa durante le interazioni, e suggerendo che possa essere alla base della coevoluzione delle due specie (Nagasawa 2015).

 

CONCLUSIONI

Ora che abbiamo riassunto tutto quello che ad oggi sappiamo con certezza, e le teorie più accreditate all’interno della comunità scientifica, accademica e cinofila, è arrivato il momento di provare a tirare le somme, e quindi torniamo alla domanda originale : quali sono le origini del cane?

 

Piu che una sesta teoria (anche perché è fin troppo simile alla quinta, e poi perché non ho le competenze per mettermi a confronto degli autori citati), la mia è una sorta di ricostruzione attraverso un cambiamento del punto di vista, una visione che possa ricomprendere alcune delle teorie più accreditate, come racconti diversi della medesima storia.

Tutto parte dal presupposto che considerando le condizioni dell’uomo al tempo in cui la domesticazione coatta dovrebbe essere avvenuta, continuo a ritenere impossibile che l’uomo abbia avuto le capacità, le risorse, l’accettazione del rischio e la lungimiranza per selezionare cuccioli di un super predatore per farne in futuro dei gregari specializzati remissivi e servili. Questa storia non mi convince, almeno se pensiamo che sia avvenuta con un lupo selvatico.

Inoltre la genetica come abbiamo visto ci dice che sarebbero serviti un numero enorme di esemplari, il che rende l’intero scenario ancora più inverosimile.

Allo stesso modo, come detto, mi rifiuto di accettare l’ipotesi del commensalismo, la visione prettamente opportunistica della teoria dell’auto-domesticazione, in cui il lupo si sarebbe avvicinato e poi alleato con l’uomo solo per opportunismo alimentare.

Cambia tutto se invece uniamo le prime due teorie e pensiamo che la selezione dell’uomo sia avvenuta in un secondo momento, quando la più importante e ampia autodomesticazione era già in corso, a causa delle pressioni ambientali descritte dalla teoria dell’autodomesticazione, ma anche e soprattutto grazie alla spinta naturale e sociale tra le due specie.

A quel punto si potrebbe anche unire la terza teoria, almeno nella parte in cui sostiene che il processo di evoluzione era già iniziato in maniera naturale molto tempo prima, ponendo le basi per la successiva auto-domesticazione.

Questo si collegherebbe alla questione delle reciproche influenze che ancor prima di relazionarsi direttamente coinvolgevano l’uomo e il cane, come la pressione ambientale e l’imitazione di tecniche di caccia e organizzazione del branco.

Va da sé che includo nella mia ricostruzione anche la quarta teoria, ovvero l’ipotesi sociale attiva. Credo sia fondamentale considerare anche questo lato della medaglia, questo punto di vista della storia, sebbene possa essere stato solo in parte responsabile dell’evoluzione del cane. L’attrazione sociale tra queste due specie, a mio avviso, ha avuto enorme importanza nel percorso di coevoluzione.

Ritengo estremamente centrata anche la visione di una domesticazione continua (Bonanni) con il tratto fenotipico espresso in maniera maggiore o minore a seconda del momento della storia, e quindi iniziato migliaia di anni fa con le prime reciproche influenze sull’ambiente, e in atto ancora oggi.

Tra l’altro sul fatto che il cane sia entrato in una cosiddetta “terza fase” dell’evoluzione stanno uscendo proprio in questo 2025 diversi studi interessanti, ma è una questione ancora troppo giovane che deve passare al vaglio della comunità scientifica.

Per finire accolgo e condivido, ma questo l’avevate intuito, tutte le visioni che parlano di co-evoluzione tra uomo e cane, e non di domesticazione o evoluzione della specie ( Vaira, Gallicchio, Marchesini, Bonanni), anche nelle diversità dei punti di vista degli autori citati. Credo fermamente che noi e i cani siamo due facce della stessa medaglia evolutiva, e che attraverso il cane possiamo riconnetterci in armonia con tutto il resto della natura. E se penso questo lo devo a voi, pensatori coraggiosi. Quindi ancora grazie.

In definitiva, alla luce di queste evidenze e di un netto cambio di paradigma e prospettiva, è pensabile immaginare che : nel corso di migliaia e migliaia di anni la relazione tra l’uomo e il lupo, partendo dalla coesistenza nello stesso ambiente, dalla curiosità reciproca e dall’imitazione, attraverso un processo epigenetico diventi prima convivenza, beneficiando della presenza reciproca a livello ecologico.

Per poi evolvere in collaborazione e alleanza, attraverso quelle dinamiche naturali per le quali i cani verrano poi selezionati in seguito, come la guardia e la caccia, ma anche grazie alle spinte naturali invisibili che ci attraggono uno verso l’altro, che forse potremmo chiamare amore, la più misteriosa e potente forza dell’universo.

Dunque un processo di co-evoluzione, la scelta libera di due specie di allearsi e percorrere in due i sentieri della storia, prima lontani, poi sempre più vicini, e da un certo punto della storia in poi insieme, fianco a fianco. Compagni di specie.

Si potrebbe dire che i lupi si sono divisi in due :

  • i lupi dalla natura più selvaggia, che non si sono mai alleati con gli umani e che vivono tutt’ora selvatici, a grande distanza dagli umani quando gli habitat sono sani e lo concedono.
  • quelli che invece si sono alleati con gli umani e che rappresentano gli antenati dei cani di oggi, che vivono con noi o vicino a noi.

Hanno scelto una strada diversa, esaltando il concetto di diversità e adattabilità.

Sembra complesso attribuire una tale divergenza all’interno della stessa specie, ma questo solo se si guarda all’animale in senso meccanico. Se attribuiamo invece all’animale un pensiero libero, una cognizione profonda, possiamo comprenderlo molto meglio.

Un trader di wall street e un monaco tibetano sono entrambi appartenenti alla specie umana, ma hanno scelto due strade diverse, diametralmente opposte. Perché allora non potrebbero averlo fatto anche i lupi?

 

Credo che il percorso sia iniziato in maniera naturale, molto lentamente, con un numero enorme di esemplari, in diverse regioni del mondo, e in migliaia e migliaia di anni.

Questa spinta ha poi permesso la fase successiva, ma non con pochi individui coinvolti, bensì con un numero enorme di uomini e cani, in diverse zone del mondo e in migliaia di anni.

Queste forze attrattive erano oramai in moto, e il passo successivo non poteva che essere l’alleanza vera e propria, quella che poco poeticamente viene chiamata domesticazione.

Questa per me non è avvenuta con pochi esemplari, ma solo pochi di questi tentativi hanno avuto successo dal punto di vista evolutivo, e in particolare uno è quello che ci interessa particolarmente.

Un certo numero di esemplari (almeno 500), e le generazioni successive, in una specifica zona del mondo, l’Asia Centro-Sud-Orientale, realisticamente 60.000 anni fa, sono sopravvissute alla prova del tempo e dell’evoluzione e sono i progenitori di tutti i cani che conosciamo oggi.

Una versione fortunata dei diversi tentativi evoluzionistici, che anche grazie all’alleanza con l’uomo si è fatta largo inesorabilmente conquistando ogni zona del mondo, e le nostre case.

 

Una forza così dirompente, come l’evoluzione di una specie e poi la co-evoluzione di due specie compagne, non può essere solo frutto di scelte unilaterali, questa è una visione miope della realtà, incredibilmente antropocentrica ed egocentrica.

Ho una visione più olistica, ecologica, magari anche con un minor grado di verificabilità.

Desidero sottolineare l’incredibile connessione e interdipendenza tra tutti i sistemi viventi e non viventi, le dinamiche misteriose delle forze che si affrontano, scontrano e uniscono nell’universo. La magia della natura che sorprende in ogni sua manifestazione.

Preferisco raccontarmi ,e raccontarvi, una storia diversa.

D’altronde quando ho iniziato a fare l’educatore dicevano che i cani non provavano emozioni primarie e secondarie, e anche allora non ero convinto, e sapevo che le provavano e come. L’avevo provato con loro, lo sentivo dentro di me. E solo dopo sono arrivate le certezze della scienza a confermare quello che però io e molti altri come me sentivamo dentro.

Quindi continuo a pensare che questa versione del racconto sulle origini del cane sia più affascinante, armoniosa, eco-centrica, e finché non sarà smentita dalla scienza a me va bene così. Alcune cose non necessitino di conferme se non quelle del cuore.

Una storia di coevoluzione, di sentieri della storia tracciati insieme, uomo e lupo prima, uomo e cane poi, per arrivare alla connessione di cuore e anima che oggi sentiamo e viviamo con i nostri cani.

Il racconto di una storia meravigliosa, che mi appassiona ogni volta, e che vi ringrazio di aver letto.

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